Addio Megaupload e Megavideo

Dopo lo sciopero di internet indetto dai giganti del Web (tra questi anche Google e Wikipedia) contro le leggi statinutinsi SOPA e PIPA, che cancellerebbe la libertà online, oggi il mondo del peer to peer ha subito la grave perdita di ben due siti.

megaupload

Si tratta di Megaupload e Megavideo, i più grandi siti di file sharing del mondo: il proprietario è stato accusato di aver violato le leggi sulla pirateria e sulla violazione del copyright.

L’azienda Megauload.com è stata accusata per mancati introiti ($500 milioni di dollari) a causa di diffusione illegale di film pirata, software, musica, libri elettronici ed altro. Ciò ha danneggiato i proprietari di copyright e per questo la corte del distretto della virginia dell’Est ha incriminato i fondatori del sito per aver dato vita ad una cospirazione di racketing internazionale, per violazione di copyright e per riciclaggio di denaro: sono 4 i capi d’accusa che potrebbero far rischiare fino a 50 anni di reclusione ai fondatori della società. Ecco le ultime news:

McLEAN, Virginia (AP) — Federal prosecutors have shut down one of the world’s largest file-sharing sites, Megaupload.com, and charged its founder and others with violating piracy laws.

The indictment accuses the company of costing copyright holders more than $500 million in lost revenue from pirated films and other content. The indictment was unsealed Thursday, one day after websites shut down in protest of two congressional proposals intended to thwart the online piracy of copyrighted movies and TV programs.

Megaupload.com has claimed it is diligent in responding to complaints about pirated material.

The indictment says at one point, Megaupload was the 13th most popular website in the world.

Megaupload e Megavideo sono quindi stati chiusi e per il momento sono irraggiungibili e le due aziende (Megaupload Limited e Vestor limited), rischia 20 anni per ogni reato. Kim Dotcom, 37 annu, è il fondatore delle due società ed è già stato arrestato dall’FBI: egli infatti è conosciuto sotto due false identità, cioè “Kim Schmitz” e “Kim Tim Jim Vestor” ed era residente sia ad Hong Kong che in Nuova Zelanda. Kim Dotcom era a capo di entrambe le aziende ed usava la seconda per controllare tutti i siti affiliati alla prima.

megavideo

 

Arrestati anche altri 4 componenti dell’azienda Megaupload S.p.a: in totale sono sette, tutti ragazzi tra i 29 ed i 40 anni e tre di loro sono al momento ricercati. Inoltre sono stati bloccati i server presenti in Ashburn, Va., Washington, D.C., Olanda e Canada ed i 18 siti comprati dalla società e nella lotto contro i siti di file hosting sono a rischio anche 4shared, rapidshare e molti altri.

Dalle indagini dell’FBI risulta che Megaupload, grazie al traffico di utenti, era al 13° posto nel mondo: il sito registrava 50 miliori di visite giornaliere quindi oltre 1 miliardo di visite mensili, 150 milioni di utenti registrati, insomma il 5% del traffico internet. Dalle dichiarazioni dell’F.B.I. risulta che Megaupload “promuoveva l’upload dei contenuti protetti più popolari per la distribuzione verso il maggior numero di utenti e scoraggiava l’utilizzo del sito come storage on-the-cloud legale, tramite pulizie dei contenuti non popolari“. Infatti, non solo gli utenti che portavano più visitatori venivano remunerati, ma sul sito mancava una funzione per la ricerca dei contenuti ed inoltre, quelli fraudolenti, venivano cancellati dalla lista dei file più scaricati.

La società viene inoltre accusata per il fatto che, quando le società proprietarie dei diritti richiedevano la rimozione dei file incriminati, il team di Megaupload cancellava uno solo dei file che riguardavano la copia originaria, permettendo quindi che gli utenti potessero continuare a scaricare. Inoltre il sito non solo pagava gli utenti che portavano maggiori introiti, ma anche i siti mirroring che diffondevano i loro link online. All’investigazione e all’inchiesta hanno preso parte non solo una ventina di distretti federali di Stati Uniti, ma anche Nuova Zelanda, Hong Kong, Olanda, Inghilterra, Germania, Canada e Filippine.

anonymous_logo

Ora il mondo di Internet è in fermento per la notizia: su Facebook e Twitter non si parla d’altro. La notizia ha addirittura è giunta all’orecchio degli  hacker conosciuti come Anonymous, infatti sul loro profilo si legge: “Una cosa è certa, aspettateci!”. Infatti si sono già messi all’opera portando avanti un forte attacco DDoS contro i siti che hanno portato alla chiusura di Magaupload e Megavideo, cioè justice.gov, universalmusic.com, RIAA.org MPAA.org ed altri si aggiungeranno nelle prossime ore.

Cosa accadrà adesso, specie ai file degli utenti? E chi ha pagato l’abbonamento? Non ci resta che attendere!

 

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